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MENO CENTRI COMMERCIALI E PIU’ DOMENICHE IN FAMIGLIA!

Il Disegno di Legge regionale di riforma del commercio a noi non piace per due motivi:

1) non sono state consultate molte associazioni di consumatori, fra cui la nostra;

2) svia sui reali problemi del consumatore, credendo di risolverli, facendo aprire più centri commerciali e per più domeniche.

A parte la mancata consultazione, che non ottempera la stessa Legge Regionale 12/06 sui diritti dei consumatori, la cosa che più ci fa arrabbiare è l’assioma " Più ipermercati = più risparmio", oppure "Più aperture festive = più servizi per i consumatori".

Ormai l’hanno capito anche i bambini che le grandi strutture commerciali non servono a dare più risparmio ai consumatori, ma al contrario sono funzionali ad un consumismo esasperato, indirizzato alla spesa voluttuaria, all’indebitamento delle famiglie e, perchè no, all’inquinamento dell’ambiente (si va con l’auto) e allo stress. Insomma, non servono più studi scientifici per affermare senza tema di smentita che fare la spesa al centro commerciale significa spendere di più.

E poi c’è il discorso delle domeniche. Le domeniche passate in queste strutture di plastica. Le domeniche nelle quali le famiglie si spaccano e non si ritrovano più. Le domeniche in cui non c’è tempo per andare in chiesa o visitare un museo o fare un picnic in un bosco. Ma dove sta questa esigenza di fare shopping la domenica, infelicitando peraltro le migliaia e migliaia di famiglie di commercianti e lavoratori, costretti a stare lontani dalle loro famiglie?

Non pensiamo che i problemi dei consumatori pugliesi si esauriscano in questi due temi assolutamente marginali e che causano, tra l’altro, grossi conflitti sociali.

Le reali questioni da affrontare sono altre:

il carovita galoppante, da combattere con la "filiera corta" o i farmers market, ovvero i negozi dal produttore al consumatore;

l’istituzione di osservatori prezzi comunali;

i nuovi tipi di vendita e le tutele da dare al consumatore;

l’educazione al consumo consapevole ed ecocompatibile;

il divieto di commercializzazione di prodotti nocivi alla salute (OGM, etc.);

le garanzie ai consumatori su qualità e sicurezza dei prodotti, con l’istituzione della Carta della Qualità anche nel commercio;

un nuovo tipo di formazione professionale per tutti gli operatori del commercio;

la promozione dell’istituto della conciliazione per la risoluzione delle controversie;

la difesa delle fasce deboli dei consumatori (anziani, disabili, minori, immigrati) dalle pratiche commerciali scorrette e dai disservizi della catena commerciale;

la pubblicità ingannevole e invasiva.

Sono questi, secondo noi, i temi fondamentali che una nuova legge del commercio deve affrontare, per una vera modernizzazione della catena distributiva e per tutelare meglio colui che regge le sorti di ogni comparto economico: IL CONSUMATORE.

Ecco perchè diciamo no al progetto di riforma della legge del commercio, e diciamo no anche a quelle associazioni dei consumatori che si sono schierate immediatamente a favore della Regione, riducendo malamente i problemi del commercio pugliese al binomio "Più centri commerciali e più aperture domenicali".

 

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