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MOBILITA’ SOSTENIBILE

E IO PAGO – Bollettino d’informazione

SPECIALE  Covid-19 e Consumatori Sostenibili

 “Puglia InFormAlimentazione2” – Intervento n. 1 Informo Assisto Tutelo – Programma Generale di Intervento  della Regione Puglia realizzato con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico – Ripartizione 2018”

 

EDITORIALE

Polidream Assoutenti, da sempre impegnata a tutelare il diritto alla salute dei consumatori (ex art. 2 del Codice del Consumo e art. 1 L.R. Puglia 12/06), interviene sul tema della pandemia Covid-19, avviando tre campagne informative, con l’obiettivo di avvicinare sempre più il consumatore alla sostenibilità, così da allontanare definitivamente il rischio di future pandemie:

–  Covid-19 e Consumo sostenibile

–  Covid-19 e Economia Circolare

–  Covid-19 e Mobilità Sostenibile

 Il mondo è stato “messo in ginocchio” dalla crisi del coronavirus: da che animale il coronavirus sia saltato all’uomo ancora non è chiaro, né se il salto sia davvero avvenuto al mercato di Wuhan. In Cina l’indignazione popolare verso chi mangia specie esotiche, cani e gatti, serpenti, tartarughe, rane , insetti, ecc., ecc., possibili serbatoi del patogeno, è ai massimi livelli, e le autorità stanno cogliendo l’occasione per dare alle bancarelle e alle tavole del Paese una bella ripulita. Decisione questa che dovrebbe confluire a breve in una legge. 

Ma l’emergenza coronavirus costringe tutte le Nazioni europee e internazionali a rivedere i propri consumi alimentari e non.

In molte zone del mondo, compresa l’Italia, il coronavirus si è sviluppato soprattutto nelle zone dove sono presenti i maggiori allevamenti intensivi e gli impianti di lavorazione della carne; non solo, nelle stesse aree geografiche si rileva un altissimo tasso di inquinamento, causato dall’eccessivo utilizzo di combustibili fossili, dai mezzi di trasporto legati alla stessa produzione e distribuzione degli alimenti e di tanti altri prodotti.

Anche questo virus sarà sconfitto, ma bisogna fare in modo che non ne nascano altri, a causa dei nostri cattivi stili di vita, che danneggiano il più delle volte l’ambiente fino a farlo reagire a scapito della salute umana.

Anche le precedenti epidemie (mucca pazza, aviaria e SARS) erano nate dal consumo di carni prima di bovini, poi di polli e infine di suini. L’esagerato consumo di carne, gli allevamenti intensivi, il mancato rispetto dei diritti elementari degli animali sono alla base di tutte le ultime pandemie, e quindi il primo cambiamento da operare è quello di rispettare ogni tipo di vita esistente sul pianeta.

Diversi studi negli ultimi anni hanno individuato proprio nel cibo e in un cambiamento delle politiche alimentari il punto da cui ripartire per far fronte a un’emergenza ambientale che non può più essere ignorata.

Le direttive previste dagli accordi internazionali dovrebbero porre al centro la tutela della biodiversità e la valorizzazioni delle culture locali, favorendo la produzione alimentare su piccola scala, al fine di preservare l’integrità degli ecosistemi.

Negli ultimi anni si continua a parlare sempre di più della necessità di una svolta sostenibile e di un radicale ripensamento degli attuali stili di vita delle popolazioni dei paesi industrializzati, nell’ottica di una redistribuzione delle ricchezze su scala mondiale e sopratutto della salvaguardia dell’ambiente, vista l’emergenza climatica che interessa l’intero globo.

L’obiettivo di noi consumatori è di portare le nazioni e le aziende a prendere parte al cambiamento, mosse dalle scelte dei nostri acquisti.

Dobbiamo adottare un nuova filosofia dei consumi. Il criterio che ci deve orientare è quello della sostenibilità; durante i nostri acquisti soffermiamoci sulla provenienza dei prodotti, a partire dagli alimenti, e sulle modalità di produzione e di distribuzione.

Dietro qualsiasi prodotto che acquistiamo c’è un’azienda che produce in modo sostenibile oppure sfrutta le risorse naturali in modo selvaggio: scegliamo l’azienda che è attenta a tutelare l’ambiente, noi consumatori, i diritti dei lavoratori e degli animali.

Occorre acquistare e utilizzare prodotti e servizi etico-sostenibili, poichè a loro volta danno inizio alla cosiddetta economia circolare, creando così un percorso virtuoso che porta beneficio all’intera umanità e al pianeta.

La prima cosa da fare è leggere le etichette, non solo quelle degli alimenti, ma anche quelle dell’abbigliamento, dei cellulari, degli elettrodomestici e di ogni tipo di merce; acquistare prodotti a km zero, così da non impattare sul traffico e sull’inquinamento atmosferico; modificare le proprie abitudini di spostamento tese alla mobilità privata, indirizzandole a nuove forme di mobilità sostenibile, car sharing in primis.

Non siamo più in un’epoca di cambiamenti, ma nel cambiamento di un’epoca, e in questo cambiamento tutti possiamo e dobbiamo prenderne parte.

Dobbiamo comprendere che l’uomo è solo un ospite del pianeta, non il padrone.

La crescita culturale, ambientale, sociale ed economica del proprio Paese è legata alla responsabilità civica di ognuno di noi, e pertanto Polidream Assoutenti chiede non solo ai consumatori ma anche alle istituzioni, alle aziende e ai produttori di avviare tavoli di concertazione e di approfondimenti monotematici sul consumo per tutelare insieme la salute e l’ambiente dell’intera collettività.

                                                                                                       LA PRESIDENTE

                                                                                                     Angela Mannarini

 

SPECIALE  Mobilità Sostenibile

CORONAVIRUS: l’inquinamento ha aperto la strada alla diffusione dell’infezione.

Questo è quanto è emerso dai diversi studi, portati avanti dai ricercatori della Aarhus University e dal Dipartimento di medicine dell’Università di Siena, che hanno messo a confronto i dati della Protezione Civile Italiana sulla mortalità, i dati medici legati alle condizioni di salute o malattie respiratorie, e infine dati presi dall’Agenzia europea dell’Ambiente, che osserva le concentrazioni di PM10, NO2 e altri valori.

Non a caso la Pianura Padana (Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna) è tra le aree geografiche più colpite dal virus, essendo essa stessa una zona a livelli altissimi di inquinamento, addirittura ben più della zona di Wuhan in Cina.

L’elevato numero di morti registrato in queste aree è sicuramente legato al fatto che tale popolazione ha una prolungata esposizione all’inquinamento, pertanto una maggiore predisposizione a sviluppare condizioni e patologie respiratorie croniche che, con l’arrivo del Covid-19, possono portare più facilmente alla morte, dato che tali decessi sono per lo più causati da gravissime polmoniti.

Le stesse ricerche hanno fatto emergere anche la correlazione che c’è tra il Covid-19 e la Sars-Cov2. Quest’ultima pandemia sviluppatasi anni fa tra il 2002 e 2004, ha registrato un alto tasso di letalità sempre in Lombardia ed Emilia Romagna. 

Ma l’inquinamento non ha necessità di essere assimilato alla pandemia per essere riconosciuto come problema. L’inquinamento rappresenta un grande fattore di rischio per l’insorgenza di malattie, determina un aggravamento delle condizioni patologiche preesistenti, indebolisce l’apparato respiratorio, impatta sullo sviluppo neuro comportamentale dei bambini ed è connesso all’insorgenza delle malattie cardiovascolari.

 Come dobbiamo affrontare il futuro? Come possiamo proteggerci dalla numerosa famiglia dei Coronavirus, in attesa di sconfiggere la causa della sua insorgenza?

Sarebbe opportuno impegnarsi una volta per tutte a ridurre l’inquinamento atmosferico; non basta prendere misure emergenziali poco efficaci o lamentarsi del problema, bisogna attuare una politica ragionata, continuativa e strategica, con un obiettivo concreto: “Green City”.

Dobbiamo mettere in crisi i passi compiuti prima della pandemia; non possiamo trascurare la crisi climatica, tornare al punto di partenza come se niente fosse accaduto. Durante la pandemia, il traffico in città è crollato e i benefici si sono colti subito: fauna e flora sono rinate.

Per evitare che a crisi finita si ritorni al traffico congestionato e inquinante delle nostre città si deve approfittare a rivedere il modello di mobilità urbana della nostra realtà territoriale, avanzando delle proposte/richieste ai nostri politici, dopo ovviamente aver deciso di cambiare stile di vita, ovvero dopo aver modificato le nostre stesse abitudini negli spostamenti.

Diventa utile e necessario adottare nuove buone  pratiche green per rendere più sostenibile la mobilità nelle città, per ridurre gli spostamenti non necessari, per ridurre l’uso dell’auto e per promuovere l’uso di mezzi più ecologici. Ma bisogna anche rivedere lo spazio urbano, perché deve assicurare prossimità delle residenze ai servizi, alle strutture lavorative e ricreative, così da ridurre gli spostamenti da una zona all’altra della città e i pendolarismi.  

 Purtroppo per molti di noi cittadini//utenti non è facile rinunciare alla propria “auto-nomia”.

Il modello di mobilità individuale che si è consolidato nel corso del secolo scorso e che è basato sull’uso del veicolo di proprietà è tuttora parte essenziale dello stile di vita dei paesi industriali  avanzati ed è estremamente radicato nei comportamenti degli individui. L’utilizzo di massa del proprio mezzo di trasporto, soprattutto automobili e soprattutto in ambito urbano, è la pietra angolare su cui poggia un sistema molto complesso che va oltre il settore dei trasporti e coinvolge il complessivo funzionamento delle società industriali avanzate. Per anni si è sottolineato l’aspetto culturale del possesso della propria auto come uno degli ostacoli da superare per proporre modelli di mobilità alternativi. L’auto come status symbol, l’auto come borsetta, l’auto come figlio prediletto…sono tutte incarnazioni di un modello sociale e culturale che va oltre l’utilità dell’auto come mezzo di trasporto. Questo modello considera l’auto come un bene la cui proprietà è imprescindibile perché parte insostituibile delle proprie abitudini di vita. È nota la distorsione cognitiva nel calcolo delle proprie convenienze di molti automobilisti: una volta acquistato il veicolo, i costi fissi legati al suo possesso (ammortamento, tasse sul possesso, premio RCA, etc.) non sono percepiti come quelli variabili legati al costo del carburante o dei pedaggi. Mentre i primi sono a prescindere, quando si tratta di valutare diverse alternative di viaggio entrano in gioco solo i secondi, spiazzando completamente ogni valutazione razionale. È così che, insieme ai provvedimenti per limitare e disincentivare l’uso del mezzo individuale, il cuore di tutte le politiche di mobilità sostenibile è rappresentato, da sempre, dall’obiettivo di modificare i comportamenti delle persone e indurli a un consumo di mobilità più sostenibile.

 NUOVE FORME DI MOBILITA’ SOSTENIBILE E CONDIVISA

La mobilità sostenibile e condivisa a livello europeo e nazionale

Nonostante la difficoltà di molti a rinunciare agli spostamenti in piena autonomia, rinunciando all’auto privata, nel campo della mobilità si rileva comunque un cambiamento: si sta affermando in tutto il mondo un nuovo modo di muoversi, maggiormente basato sull’accesso ai servizi invece che sull’uso di un veicolo di proprietà. La tecnologia oggi lo facilita, l’ambiente ne ha bisogno, un numero crescente di persone vuole spostarsi liberamente, in città e fuori, anche senza possedere un veicolo. E’ in aumento la quota di famiglie senza auto o con una sola auto, mentre è in significativa riduzione la quota di famiglie con 3 o più auto. Questo dato è dovuto anche all’entità dei costi fissi annui di un’auto privata (tasse, assicurazioni, capitale necessario all’acquisto, spese accessorie quali, tra gli altri, il parcheggio), che aumentano progressivamente alla riduzione della percorrenza annua realizzata. E’ in questo contesto che si sono sviluppate varie forme di mobilità condivisa. Con il termine inglese “car sharing” si definisce la fruizione in sequenza di un unico veicolo da parte di una pluralità di utenti: un’unica auto nell’arco della giornata viene guidata da più persone, autonomamente ed in periodi diversi, per il tempo necessario a ciascuno a soddisfare le proprie esigenze di mobilità. Il potenziale competitivo del servizio risiede nell’originalità dell’offerta: si acquista l’uso del mezzo anziché il mezzo stesso, con benefici simili a quelli dell’auto privata in termini di flessibilità e comfort, ma a costi inferiori rispetto alla proprietà, che comporta un elevato livello di costi fissi da sostenere indipendentemente dall’uso effettivo che si fa dell’auto in termini di chilometri percorsi e tempo di utilizzo.

Dove e quando nasce il Car sharing

Il car sharing, inteso come forma organizzata di uso in comune dell’auto, ha cominciato a svilupparsi in Svizzera nel 1987, con due veicoli condivisi da circa trenta utenti. Il primo gestore di car sharing in Germania, secondo nel mondo dopo la Svizzera, è sorto a Berlino nel 1988. Successivamente altri Paesi europei hanno dato vita ad iniziative analoghe, con forte sviluppo anche in Belgio.

Il Programma Nazionale Car Sharing nasce in Italia tra il 1999 e il 2000 per volontà del Ministero dell’Ambiente nel quadro del Programma Stralcio di Tutela Ambientale. Il car sharing viene infatti identificato come uno dei fattori strategici dello sviluppo della mobilità sostenibile nelle aree urbane, anche in rispetto del Libro Bianco sui trasporti, che impone agli stati membri della UE di ridurre le emissioni di gas serra nel settore auto del 60% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990.

Il fenomeno della sharing mobility si è diffuso rapidamente anche in Italia e, in particolar modo a Milano, che è diventata la capitale del carsharing, con l’80% del business dell’auto condivisa. In questa città si è notevolmente ridotto il numero delle auto in circolazione e il livello delle polveri sottili è stato abbattuto del 38% in quattro anni. A livello nazionale il tasso di motorizzazione si è ridotto notevolmente nella fascia di età 18 – 45 passando dal 53% nel 2005 al 37% nel 2016, anche a causa della diffusione di varie forme di mobilità condivisa.

Il ruolo della Sharing mobility nelle politiche per la mobilità sostenibile

In alcuni contesti urbani in cui la quota modale del trasporto pubblico e degli spostamenti a piedi e in bicicletta è già molto alta, specie nel segmento degli spostamenti quotidiani e sistematici, la presenza di un’offerta ampia ed efficace di servizi di Sharing mobility consente di ridurre ulteriormente l’uso del proprio mezzo di trasporto e condurre progressivamente alla sua completa rinuncia o a un suo utilizzo progressivamente decrescente. Si stima che nei paesi Occidentali si compiano in media circa 3 spostamenti giornalieri, pari a 21 spostamenti settimanali pro capite. Quando una decina di questi spostamenti a settimana vengono effettuati senza ricorrere alla propria auto – perché ogni giorno si va e si torna dal lavoro con i mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta – l’altra metà degli spostamenti possono essere effettuati con diverse modalità, in funzione del tipo di spostamento da compiere. La presenza di servizi di Sharing mobility, consentendo di utilizzare anche un mezzo individuale ma condiviso e non di proprietà, spinge a consolidare la consapevolezza che il proprio mezzo di trasporto rappresenti un’opzione tra le altre, spesso “il mezzo di trasporto di ultima istanza”. In questo modo si afferma negli utenti una cultura dell’integrazione modale o meglio ancora della co-modalità, ovvero l’utilizzo di più sistemi integrati tra loro, con un nuovo modo di ragionare che consiste nel valutare l’opzione più favorevole a prescindere dal mezzo di trasporto che si possiede o che magari non si possiede affatto.

Questo “comportamento green” ha delle ricadute determinanti nel campo della sostenibilità perché rappresenta la “conditio sine qua non” affinché gli individui riducano il proprio consumo di mobilità e preferiscano l’uso di sistemi di trasporto a minore impatto ambientale.

Le varie forme di mobilità condivisa

Carsharing

Il carsharing è un servizio che consente di noleggiare automobili per breve tempo senza bisogno di assistenza da parte di personale. Le automobili sono distribuite a rete all’interno di un’area di dimensioni variabili: la rete può avere un’estensione urbana, regionale o nazionale come per esempio accade con il servizio di Mobility in Svizzera. Di norma comunque è un servizio che viene utilizzato in ambito urbano. Ad oggi i sistemi di carsharing sono principalmente quattro:

Station based – I veicoli sono parcheggiati in apposite aree a formare una stazione e possono essere prelevati senza interazioni con il personale. L’utente iscritto al servizio prenota e noleggia il veicolo attraverso un portale informatico (App o sito web) per poi riconsegnarlo al termine dell’utilizzo. Il carsharing Station Based comprende due sottosistemi: il servizio round trip in cui la riconsegna del veicolo avviene nella medesima stazione del prelievo – che è il più frequente – e il servizio one-way, che permette anche di poter lasciare la vettura in una stazione diversa da quella di prelievo.

Free floating – I servizi free floating o a flusso libero si differenziano da quelli station based per il fatto che le automobili possono essere prelevate e depositate all’interno di un’area predefinita. Non sono previste stazioni, le auto sono dotate di GPS e vengono dunque localizzate dall’utente con un’App.

Peer-to-peer – Il carsharing peer-to-peer è un servizio di noleggio fra privati, che permette al proprietario di un veicolo di affittare il suo mezzo ad altri utenti. Normalmente, per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di veicoli, il noleggio di breve durata avviene tra privati che sono registrati nella stessa piattaforma di condivisione. La relazione fra proprietario e cliente è veicolata da un portale informatico (App o sito web) gestito da un operatore e le pratiche di affitto del veicolo e la copertura assicurativa, sono a cura dell’azienda operatrice. La data e il luogo di prelievo e di riconsegna del veicolo sono invece concordate tra privati. Per l’accesso ai veicoli esistono due varianti: alcuni sistemi prevedono uno scambio a mano delle chiavi del mezzo, altre installano un dispositivo in macchina che permette l’apertura da smartphone o con una carta elettronica o magnetica. Niente loghi, i grandi gruppi Car2go, Enjoy ed affini non c’entrano. E’ una questione tra utente e utente, peer-to-peer appunto: in questo caso è il proprietario a decidere il prezzo e la piattaforma si trattiene una percentuale (attualmente il 20%) a titolo di commissione.

Esistono anche Carsharing di nicchia o sistemi di carsharing a rete chiusa che servono specifiche comunità, come complessi residenziali, università o aziende.

Ridesharing/Carpooling – Il ridesharing è un servizio di mobilità basato sull’uso condiviso di veicoli privati tra due o più persone che devono percorrere uno stesso itinerario, o parte di esso. Il ridesharing non si configura come un attività di impresa e i passeggeri possono solo contribuire alle spese di trasporto sostenute dal proprietario/conducente del veicolo. Il principio base consiste dunque nell’aggiungere passeggeri ad un viaggio prestabilito.

In Italia il ridesharing di fatto coincide con il solo servizio di carpooling che è anche il nome più frequentemente utilizzato per designare questo tipo di servizio di mobilità condivisa.

Il carpooling a tutti gli effetti è un sistema di mobilità sempre esistito, basti pensare all’antica pratica informale dell’autostop. Esistono da tempo pool di automobilisti che si muovono sistematicamente tra località mettendo in condivisione, spesso a rotazione, i propri veicoli. Negli ultimi anni, attraverso l’uso delle piattaforme digitali, questi modelli di condivisione hanno trovato nuove possibilità organizzative. I servizi innovativi sono spesso identificati con il nome di Real-time o dynamic ridesharing proprio perché il servizio consiste nel fare incontrare in tempo reale con un’App dedicata, prima che il viaggio inizi, conducenti e passeggeri.

I diversi tipi di carpooling si differenziano in funzione dell’ambito in cui operano e del segmento di utilizzatori cui è indirizzato: • Carpooling urbano • Carpooling extraurbano o di media-lunga distanza • Carpooling aziendale dedicato agli spostamenti casa-lavoro.

Secondo l’ultimo rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, il 38,5% degli italiani maggiorenni è fortemente interessato al carpooling o ne è già utente. Una percentuale che sfiora il 56% tra i più giovani. I motivi sono molteplici: si va dal risparmio ottenuto sul costo della benzina, a quello sui pedaggi autostradali e sulla manutenzione dell’auto, sino alla voglia di socializzare e conoscere persone, oltre, per un numero crescente di persone, anche all’idea di diminuire emissioni nocive nell’ambiente.

La piattaforma BlaBlaCar rivela che sono 2,5 miliardi gli utenti utilizzatori; in particolare, nella popolazione internet tra i 20 e i 34 anni, è il 17% degli italiani a far parte della community della piattaforma virtuale, mentre tra i 35 e i 44 anni la percentuale scende all’8%. Il carpooling è spesso usato anche dai lavoratori pendolari.

GENITORI, SCUOLA  E MOBILITA’ SOSTENIBILE

Mobilità sostenibile per andare a scuola  

L’auto il mezzo più usato negli spostamenti casa scuola, ma il 62% dei bambini vorrebbe muoversi in bicicletta.

Sia con il sole sia con il brutto tempo resta l’auto il mezzo preferito dai genitori per accompagnare i figli a scuola. Perché? Perché l’auto è più comoda (secondo i genitori) o perché mamma e papà “hanno fretta”, secondo i bambini. Il 62% degli alunni vorrebbe però arrivare a scuola con un mezzo diverso dall’auto, preferibilmente in bicicletta (64,7%).

Sono questi alcuni dei dati emersi dall’indagine che il Comune di Rimini sta conducendo nelle scuole per  fotografare le abitudini dei riminesi nel tragitto da casa a scuola: un sondaggio che ha coinvolto cinque scuole primarie che aderiscono al progetto “Rimini scuola sostenibile”, sviluppato per pianificare, organizzare e gestire un sistema di mobilità urbana più efficiente, sicuro e  soprattutto sostenibile.

Sono stati 1.148 i questionari consegnati dagli alunni e 943 quelli compilati dai genitori, ai quali sono state sottoposte una serie di domande, per avere un quadro delle attuali abitudini agli spostamenti, ma soprattutto capire quali sono i bisogni e le criticità, sia dal punto di vista dei genitori sia, soprattutto, entrando nell’ottica dei bambini.

Mobilità sicura, sostenibile e autonoma nei percorsi casa-scuola

Andare a scuola senza automobile e con gli amici non deve essere un’esperienza episodica, ma una prassi consolidata e un’occasione per migliorare la salute, la sicurezza, l’ambiente, la socialità, la propria scuola e il proprio quartiere.

Le motivazioni

Nel 1971 l’80% dei bambini andava a scuola a piedi o in bicicletta, mentre oggi oltre i 2/3 si

reca quotidianamente a scuola in automobile.

La scelta di utilizzare l’auto trae spesso origine dalla percezione di maggiore sicurezza e velocità o da una semplice scelta di comodità per l’adulto accompagnatore.

L’uso quotidiano dell’auto però genera numerosi problemi ai bambini, alla scuola e alla città:

– Meno movimento e salute: la mancanza di regolare attività fisica porta al sovrappeso che,

in età pediatrica, predispone al rischio di malattie cardiovascolari. Per es. a Reggio Emilia più

del 30% dei bambini tra i 6 e i 9 anni è sovrappeso oppure obeso.

– Meno socialità e autonomia: la scarsità di attività indipendente all’aria aperta limita le

opportunità di crescita autonoma dei bambini e le occasioni di socializzazione con i coetanei.

– Più congestione ed incidenti: se ogni mattina si accompagnano i bambini in auto, si contribuisce a creare caos davanti alle scuole e congestione nelle aree residenziali circostanti.

– Più inquinamento: chiudere i bambini in auto non li preserva dal respirare sostanze inquinanti. Quando usiamo l’auto sporchiamo l’aria che respiriamo, sia fuori sia dentro l’abitacolo, e aumentiamo il grado di pericolosità del traffico.

SCUOLA , FAMIGLIE  E COMUNE INSIEME PER UNA MOBILITA’  SOSTENIBILE

Tutte le azioni e i progetti orientati ad una mobilità casa-scuola sostenibile e sicura diventano pienamente concreti ed efficaci se esiste una relazione continuativa tra gli istituti scolatici, le famiglie, il Comune e tutti gli altri soggetti coinvolti. A tal fine diventa fondamentale identificare un insegnante che in ogni scuola funga da referente interno, il Mobility Manager Scolastico, che ha il compito di favorire e sviluppare una mobilità casa-scuola sostenibile e sicura, partecipando ad un coordinamento tra istituti scolastici e Comune, per condividere e monitorare obiettivi e progetti di mobilità sostenibile, diventando portavoce delle istanze e delle problematiche delle scuole e delle famiglie, favorendo così forme di trasporto sicure e sostenibili.

Le varie forme di mobilità scolastica sostenibile condivisa

 Il BiciBus e il PediBus

Che cosa sono

Il BiciBus è un gruppo di scolari che va e torna da scuola accompagnato in bicicletta da genitori volontari (nonni, insegnanti, …) lungo percorsi prestabiliti, messi in sicurezza, segnalati da scritte a terra facilmente individuabili da bambini e automobilisti.

Il PediBus funziona allo stesso modo, ma il gruppo si sposta a piedi. È una carovana di bambini, accompagnata da genitori volontari, che va a scuola insieme camminando lungo un percorso prestabilito, con il sole o con la pioggia.

 Come funzionano

Come quelli dei veri autobus, i percorsi BiciBus e PediBus prevedono capolinea e fermate intermedie, opportunamente indicate da cartelli che riportano gli orari di arrivo e partenza.

Ogni mattina i bambini si recano al capolinea o alle fermate e aspettano i volontari e il gruppo, per proseguire insieme verso la scuola. Nello stesso modo funziona l’accompagnamento al termine delle lezioni. A turno i genitori disponibili accompagnano il gruppo.

Per aumentare la sicurezza e la visibilità, agli studenti che aderiscono al progetto viene regalato un kit colorato – da indossare lungo il percorso – composto da casco/carrello porta zaino, pettorina/bande ad alta visibilità e mantella per la pioggia da indossare lungo il percorso.

BiciBus/PediBus e non solo …

Il BiciBus/PediBus è preceduto e affiancato da laboratori e approfondimenti tecnici per i bambini (teorici e pratici) di educazione alla mobilità sostenibile, alla sicurezza stradale e alla conoscenza della bicicletta.

Come attivare una prima sperimentazione di BiciBus/ PediBus (BB/PB) – Indicazioni pratiche di cosa fare passo passo.

  1. Sensibilizzazione e condivisione degli obiettivi

Condividere gli obiettivi e le modalità di realizzazione del BiciBus/PediBus (BB/PB) con Dirigente Scolastico, insegnanti e genitori. Concordare l’organizzazione di incontri/iniziative varie anche con esperti (pediatri, pedagogisti, tecnici, associazionismo, …) per sensibilizzare famiglie e colleghi sui temi della mobilità sostenibile e cominciare ad introdurre l’iniziativa BB/PB. Il Comune è a disposizione per contattare esperti e relatori;

  1. Indagine sugli spostamenti casa-scuola

Distribuire un questionario a tutte le famiglie per indagare le attuali modalità di spostamento casa-scuola. Insieme ai bambini può essere preparato un grafico di presentazione dei risultati da esporre a scuola. L’indagine andrà ripetuta dopo 2 o 3 anni di attività del BB/PB per verificare se ci sono stati dei cambiamenti.  Periodicamente il Comune effettua tale analisi in alcune scuole campione della città;

  1. Incontri preliminari con i genitori interessati

Organizzare incontri con i genitori interessati per identificare insieme gli itinerari più idonei e che possano coprire il maggior numero di bambini; stabilire le fermate e le tempistiche di avvio del progetto. Il Comune può fornire la cartografia aggiornata con la georeferenziazione anonima delle provenienze dei bambini della scuola, per l’individuazione dei principali bacini d’utenza della scuola e dei percorsi;

  1. Preparazione dei percorsi

Dotare le fermate dell’apposito cartello temporaneo; riservare alcune rastrelliere ai bambini partecipanti al Bici Bus; segnalare al Comune gli eventuali punti lungo i percorsi che richiedono una verifica. Il Comune verifica i percorsi individuati e, se necessario, interviene. Vengono fornite le rastrelliere mancanti.

  1. Volantino informativo e adesione

Predisporre il volantino informativo sul BB/PB della scuola, con i relativi contatti, e distribuirlo a tutti i genitori, insieme al Regolamento e al Modulo d’adesione, da sottoscrivere per presa visione delle regole e delle condizioni di funzionamento. I moduli compilati possono essere ritirati nel giro di qualche giorno o direttamente alla riunione organizzativa.

  1. Riunione organizzativa

Convocare un incontro informativo/organizzativo per i genitori dei bambini iscritti per rispondere ad eventuali dubbi e perplessità, nonché per organizzare attivamente l’avvio del BB/PB. A tale incontro è utile invitare tecnici comunali, genitori di altre scuole che hanno già sperimentato un BB/PB. Il Comune è a disposizione per contattare dei relatori.

  1. Turni di accompagnamento

È necessario redigere un piano settimanale di accompagnamento fissando, per ogni giorno della settimana, quali sono i genitori accompagnatori e quali hanno il ruolo di sostituto in caso di impossibilità. Agli accompagnatori viene distribuito il “Vademecum dell’accompagnatore”, con l’indicazione dei comportamenti da tenere lungo i percorsi.

 Il Car Pooling

Nel caso non sia possibile o non si voglia muoversi a piedi o in bicicletta, si può comunque dare un passaggio in automobile ad altre persone o bambini della scuola. Il termine inglese Car pooling significa auto di gruppo. Il Car pooling è un gruppo di persone che si mettono d’accordo per condividere un’automobile e percorrere insieme un tragitto simile. Questo sistema è molto efficace quando si percorrono itinerari ricorrenti e simili (i cosiddetti spostamenti ripetitivi di tipo pendolare), come per es. andare a scuola, andare al lavoro o al pomeriggio in palestra. I car pooler possono accordarsi per dividere le spese di carburante o fare a turno nell’utilizzo della macchina. Anche nel caso di scolari, questo sistema è molto efficace per favorire non solo il risparmio di carburante e di spazio, ma anche la socializzazione e la condivisione di tempo e risorse.

Un po’ di storia

Secondo una recente pubblicazione del Rideshare Research del MIT, la storia del carpooling è vecchia quasi quanto l’invenzione dell’automobile stessa. Il fenomeno del car pooling vide la luce poco dopo l’entrata sul mercato del modello T della Ford, la prima automobile concepita per le classi medie. Alla fine del 1914 in USA era in corso una crisi economica e nello stesso tempo le vie delle città americane erano inondate da queste nuove automobili economiche. A San Francisco gli automobilisti più intraprendenti cominciarono a offrire posti auto al prezzo di un biglietto del tram (a San Francisco indicato con il nome di jitney). In nove mesi questa moda si era diffusa fino alla costa orientale. Le violente reazioni delle compagnie di trasporto pubblico, che godevano dell’appoggio delle istituzioni locali e regionali, ha però bloccato il proliferare dell’idea. A ondate successive, in particolare in momenti di difficoltà economica, il car pooling ha avuto nuovo slancio anche nel resto del mondo. Grazie alle nuove tecnologie (internet, applicazioni mobili,…) oggi sono numerosi i car pooler anche in Italia.

Per realizzare un Car Pooling

Per favorire l’organizzazione autonoma delle famiglie in equipaggi di car pooling, si può predisporre una bacheca all’ingresso da scuola dove insegnanti e genitori possono offrire o cercare un passaggio.

Per rendere più visibili gli equipaggi formati e favorire la diffusione del progetto, si può consegnare ai car pooler una stampa a colori del segnale “Noi andiamo a scuola in carpooling” da esporre in macchina .

L’iniziativa può essere promossa nelle assemblee e tra le famiglie che abitano vicine fra loro.

 

Elenco delle attività commerciali convenzionate

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