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CONSUMO SOSTENIBILE

E IO PAGO – Bollettino d’informazione

SPECIALE  Covid-19 e Consumatori Sostenibili

 “Puglia InFormAlimentazione2” – Intervento n. 1 Informo Assisto Tutelo – Programma Generale di Intervento  della Regione Puglia realizzato con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico – Ripartizione 2018”

 EDITORIALE

Polidream Assoutenti, da sempre impegnata a tutelare il diritto alla salute dei consumatori (ex art. 2 del Codice del Consumo e art. 1 L.R. Puglia 12/06), interviene sul tema della pandemia Covid-19, avviando tre campagne informative, con l’obiettivo di avvicinare sempre più il consumatore alla sostenibilità, così da allontanare definitivamente il rischio di future pandemie:

–  Covid-19 e Consumo sostenibile

–  Covid-19 e Economia Circolare

–  Covid-19 e Mobilità Sostenibile

 Il mondo è stato “messo in ginocchio” dalla crisi del coronavirus: da che animale il coronavirus sia saltato all’uomo ancora non è chiaro, né se il salto sia davvero avvenuto al mercato di Wuhan. In Cina l’indignazione popolare verso chi mangia specie esotiche, cani e gatti, serpenti, tartarughe, rane , insetti, ecc., ecc., possibili serbatoi del patogeno, è ai massimi livelli, e le autorità stanno cogliendo l’occasione per dare alle bancarelle e alle tavole del Paese una bella ripulita. Decisione questa che dovrebbe confluire a breve in una legge. 

Ma l’emergenza coronavirus costringe tutte le Nazioni europee e internazionali a rivedere i propri consumi alimentari e non.

In molte zone del mondo, compresa l’Italia, il coronavirus si è sviluppato soprattutto nelle zone dove sono presenti i maggiori allevamenti intensivi e gli impianti di lavorazione della carne; non solo, nelle stesse aree geografiche si rileva un altissimo tasso di inquinamento, causato dall’eccessivo utilizzo di combustibili fossili, dai mezzi di trasporto legati alla stessa produzione e distribuzione degli alimenti e di tanti altri prodotti.

Anche questo virus sarà sconfitto, ma bisogna fare in modo che non ne nascano altri, a causa dei nostri cattivi stili di vita, che danneggiano il più delle volte l’ambiente fino a farlo reagire a scapito della salute umana.

Anche le precedenti epidemie (mucca pazza, aviaria e SARS) erano nate dal consumo di carni prima di bovini, poi di polli e infine di suini. L’esagerato consumo di carne, gli allevamenti intensivi, il mancato rispetto dei diritti elementari degli animali sono alla base di tutte le ultime pandemie, e quindi il primo cambiamento da operare è quello di rispettare ogni tipo di vita esistente sul pianeta.

Diversi studi negli ultimi anni hanno individuato proprio nel cibo e in un cambiamento delle politiche alimentari il punto da cui ripartire per far fronte a un’emergenza ambientale che non può più essere ignorata.

Le direttive previste dagli accordi internazionali dovrebbero porre al centro la tutela della biodiversità e la valorizzazioni delle culture locali, favorendo la produzione alimentare su piccola scala, al fine di preservare l’integrità degli ecosistemi.

Negli ultimi anni si continua a parlare sempre di più della necessità di una svolta sostenibile e di un radicale ripensamento degli attuali stili di vita delle popolazioni dei paesi industrializzati, nell’ottica di una redistribuzione delle ricchezze su scala mondiale e sopratutto della salvaguardia dell’ambiente, vista l’emergenza climatica che interessa l’intero globo.

L’obiettivo di noi consumatori è di portare le nazioni e le aziende a prendere parte al cambiamento, mosse dalle scelte dei nostri acquisti.

Dobbiamo adottare un nuova filosofia dei consumi. Il criterio che ci deve orientare è quello della sostenibilità; durante i nostri acquisti soffermiamoci sulla provenienza dei prodotti, a partire dagli alimenti, e sulle modalità di produzione e di distribuzione.

Dietro qualsiasi prodotto che acquistiamo c’è un’azienda che produce in modo sostenibile oppure sfrutta le risorse naturali in modo selvaggio: scegliamo l’azienda che è attenta a tutelare l’ambiente, noi consumatori, i diritti dei lavoratori e degli animali.

Occorre acquistare e utilizzare prodotti e servizi etico-sostenibili, poichè a loro volta danno inizio alla cosiddetta economia circolare, creando così un percorso virtuoso che porta beneficio all’intera umanità e al pianeta.

La prima cosa da fare è leggere le etichette, non solo quelle degli alimenti, ma anche quelle dell’abbigliamento, dei cellulari, degli elettrodomestici e di ogni tipo di merce; acquistare prodotti a km zero, così da non impattare sul traffico e sull’inquinamento atmosferico; modificare le proprie abitudini di spostamento tese alla mobilità privata, indirizzandole a nuove forme di mobilità sostenibile, car sharing in primis.

Non siamo più in un’epoca di cambiamenti, ma nel cambiamento di un’epoca, e in questo cambiamento tutti possiamo e dobbiamo prenderne parte.

Dobbiamo comprendere che l’uomo è solo un ospite del pianeta, non il padrone.

La crescita culturale, ambientale, sociale ed economica del proprio Paese è legata alla responsabilità civica di ognuno di noi, e pertanto Polidream Assoutenti chiede non solo ai consumatori ma anche alle istituzioni, alle aziende e ai produttori di avviare tavoli di concertazione e di approfondimenti monotematici sul consumo per tutelare insieme la salute e l’ambiente dell’intera collettività.

                                                                                                   LA PRESIDENTE

                                                                                                 Angela Mannarini

 

SPECIALE  Consumo sostenibile

I consumi e la pandemia

La pandemia da coronavirus sta avendo ripercussioni sulla vita di tutti; sta sconvolgendo abitudini, modi di vivere ma apre anche una riflessione su come ripensare il nostro stile di vita,  i nostri consumi, le nostre città. Superata questa crisi avremo fatto qualche passo avanti per capire meglio quali azioni adottare per sostenere il cambiamento ?

Quest’ultima pandemia deve spingerci a ripensare il rapporto tra uomo, consumi e ambiente; è l’occasione per realizzare un’analisi attenta delle diverse criticità determinate da alcuni modelli di produzione e di consumo.  Le emissioni di gas serra durante il lockdown sono calate notevolmente, ma dopo la crisi le emissioni torneranno a crescere se non si cambia il modo di produrre, di acquistare e di consumare.

Quando acquistiamo, difficilmente riflettiamo sul fatto che prodotti e oggetti arrivano in grandi quantità da diverse parti del mondo. Il consumo nel mondo è cresciuto ad un ritmo doppio di quello della popolazione. Dal 1970 al 2017 la popolazione mondiale è aumentata di 2 volte: da 3,7 miliardi a 7,5 miliardi. Dal 1970 al 2017 il consumo mondiale è aumentato di ben quattro volte: da 26,6 a 109 Gt.

Negli ultimi anni si continua a parlare sempre di più della necessità di una svolta sostenibile e un radicale ripensamento degli attuali stili di vita delle popolazioni dei paesi industrializzati, nell’ottica di una redistribuzione delle ricchezze su scala mondiale e sopratutto della salvaguardia dell’ambiente.

E’ proprio dai consumi che bisogna ripartire per far fronte a un’emergenza ambientale e politica che non può più essere ignorata.

Dovremmo porre al centro la tutela della biodiversità e la valorizzazioni delle culture locali, favorendo la produzione su piccola scala, al fine di preservare l’integrità degli ecosistemi, poiché andremmo a ridurre notevolmente l’inquinamento e lo sfruttamento delle risorse naturali del pianeta.

Insomma proiettiamoci nel nostro futuro, tornando in buona parte nel passato “sostenibile”.

Stile di vita: Aumenta il consumo sostenibile

Il 5°report Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile di Life Gate, pubblicato il 31/01/2020 su un campione di 800 italiani ci mostra che il 67% è coinvolto nei confronti della sostenibilità, per la maggior parte le donne dai 35 ai 54 anni professionalmente attive, diplomate o laureate.

Tra le abitudini sostenibili degli italiani abbiamo la raccolta differenziata (il 92%), l’utilizzo di elettrodomestici a basso consumo (77%), utilizzo limitato di bottiglie in plastica (40%), il consumo di cibo biologico (34%), l’utilizzo – quando necessario – di piatti e posate biodegradabili il (34%), infine il 17% utilizza capi di abbigliamento sostenibile e il 16% prodotti di cosmesi naturale.

Le motivazioni principali che spingono i consumatori a fare acquisti sostenibili sono la responsabilità verso le generazioni future, l’amore per l’ambiente, ma anche cercare di stare bene con se stessi in modo sano e naturale.

Nel nostro comportamento di tutti i giorni qualcosa sta davvero cambiando?

Questi ultimi dati certamente ci confortano, ma la strada del consumo sostenibile da percorrere è ancora tanta.

Un’obiezione comune riguardo l’acquisto sostenibile è il costo alto, che non tutti sono disposti a sostenere.

Ci sono tuttavia alternative economiche che stanno crescendo e che ci permettono di  ottenere comunque prodotti di qualità sostenibile.

Buone pratiche green

Ma vediamo le buone pratiche green che noi consumatori dobbiamo adottare per rendere più sostenibili i nostri consumi:

 

– Sempre più persone scelgono un’alimentazione Plant-Based food, scegliamola anche noi.

  Un nuovo approccio alimentare consapevole, sostenibile e olistico, che pone le fondamenta sull’eco-sostenibilità e sulla tutela della biodiversità.

  Alla base dell’alimentazione plant-based vi è il rifiuto di qualsiasi alimento lavorato industrialmente e la volontà di recupero di tradizioni culinarie fortemente radicate sui territori.

L’alimentazione plant-based food,  un trend in crescita, nasce in risposta ad una crisi ambientale, culturale e sociale senza precedenti, con un focus sulla sostenibilità e uno sfruttamento delle risorse nel rispetto dei naturali bioritmi.

Il criterio che orienta la scelta è più improntato sulla provenienza degli alimenti e sulle modalità di produzione, in primis le diete plant-based prevedono l’eliminazione di ingredienti lavorati a livello industriale, compresi farine e zuccheri raffinati.

La prima cosa da sapere è che la filosofia alimentare plant-based non è categorica sull’abolizione del consumo di carne come il vegetarianismo o il veganismo, nonostante la stragrande maggioranza delle persone che adotta questo stile di vita decida di eliminare i derivati animali dalla propria alimentazione.

Infatti la vendita dei prodotti vegetali è in aumento: oggi i consumatori sono più informati sull’origine della carne e degli aspetti negativi che nascono dal suo consumo, in termini di salute umana, animale e ambientale.

Complice la paura suscitata dal Covid-19, i consumatori si stanno orientando verso i sostituti vegetali della carne molto più in fretta di quanto non avvenisse prima della pandemia.  

In confronto al mercato della carne, quello dei sostituti vegetali è ancora piccolo, ma  abbastanza per attirare nel paese grandi produttori globali di “carne” vegetale come Impossible Foods e Beyond Meat, mentre Starbucks e Kentucky Fried Chicken hanno di recente annunciato il lancio di loro prodotti vegetali, anche attraverso le consegne a domicilio. Non a caso Deliveroo, App di food delivery, che permette di ricevere a casa cibo take-away dai migliori ristoranti della città, ha raddoppiato le ordinazioni di prodotti vegani rispetto ad altri alimenti, rimasti abbastanza stabili.

Secondo i distributori specializzati, come Green Monday, i prezzi sono ormai del tutto competitivi con quelli della carne.

Qualcosa sta davvero cambiando anche in Asia: la sensibilità dei cinesi è profondamente mutata. Ora si chiedono da dove provenga la carne e sono sempre meno inclini a consumare quella dei mega allevamenti, ma anche dagli animali selvatici, un tempo molto apprezzati.

L’Asia, infatti, può contare su produzioni di materie prime attive da decenni per realizzare il tofu e gli altri derivati della soia, e su un’altrettanto efficiente rete di distribuzione e vendita. Il risultato è che negli ultimi due mesi le vendite online sono raddoppiate, con un prodotto leader di mercato, la finta carne di maiale chiamata Omnipork. Il prodotto viene usato per accompagnare gnocchi, noodles e riso, seguita da diversi prodotti come i Beyond Burgers, le crocchette e le bevande vegetali e da quelli della californiana JUST, che realizza “uova senza uova” partendo dai fagioli di soia verdi, le cui vendite sono cresciute del 30%.

Ma anche le vendite di altri  prodotti tradizionali sono in crescita. Alla fine del mese di aprile KFC inizierà ad offrire i primi piatti a base di finto pollo fritto vegano in tre ristoranti, grazie anche al supporto del colosso americano Cargill, mentre Starbucks includerà nei menu i prodotti di Beyond Meat e ha già riaperto quasi tutti i negozi chiusi per il lockdown. Esiste poi anche un competitor locale, chiamato Zhenmeat, finora presente solo a Pechino in 50 ristoranti, ma che si sta per espandere a Shenzen e Shangai.

 

– Posate, piatti, bicchieri di plastica, cannucce, ecc. : oggetti della nostra quotidianità che non dobbiamo più acquistare e utilizzare nelle nostre case e nei posti che frequentiamo.

Acquistiamo Borracce in alluminio, caraffe filtranti, acqua in cartone: così riduciamo la plastica. La riduzione di bottigliette di plastica è stato uno dei piccoli cambiamenti che la lotta ambientale ha portato nella nostra vita. Alcune aziende italiane, pronte a questo cambiamento  hanno iniziato a realizzare bottiglie in alluminio, unendo la sostenibilità al design.

Anche le caraffe filtranti stanno vivendo il loro periodo d’oro, sono brocche che filtrano l’acqua corrente e evitano quelle pesanti casse d’acqua, che generano una montagna di rifiuti e pesano sul portafoglio. 

Un’altra novità ancora poco diffusa in Italia sono le confezioni di acqua in cartone riciclabile. 

 

  • Acquistiamo lampadine led ed elettrodomestici a basso consumo, energia rinnovabile;

 

  • Acquistiamo abbigliamento naturale e sostenibile: l’abbigliamento è uno dei settori industriali più inquinanti al mondo per gli impatti ambientali che produce nell’approvvigionamento delle materie prime, dai processi produttivi, per il consumo di acqua e per lo smaltimento dei rifiuti, rappresentati dagli stessi abiti a fine vita. In termini di emissioni di gas serra, l’industria dell’abbigliamento e delle calzature rappresenta l’8% delle emissioni complessive. E i numeri stanno crescendo, visto che si produce una quantità sempre maggiore di abbigliamento: se nel 2000 un abitante del pianeta consumava circa 8 chilogrammi di fibre tessili l’anno, nel 2015 si è passati a 13.

E i bambini non fanno eccezione. Anzi, nei primi anni di vita consumano grandi quantità di abiti, che vengono buttati via quasi sempre ancora nuovi.

Una soluzione in ottica di sharing economy, basata sulla condivisione, e che sviluppa economia circolare – è stata studiata in Danimarca, dove una piccola azienda ha ideato un servizio di abbonamento per le linee di abbigliamento per bambini e mamme in attesa. In pratica i clienti ricevono capi di abbigliamento che possono poi scambiare con taglie più grandi appena la pancia – o il bambino – cresce. I capi a quel punto – riconfezionati – sono pronti per andare a un nuovo cliente. E se un abito da neonato viene usato in media una decina di volte, questi lo sono fino a 150.

Non inseguiamo più  il fenomeno del fast -fashion (moda veloce), cioè l’abbigliamento prodotto dall’industria del settore che produce collezioni ispirate all’alta moda e messo in vendita a prezzi contenuti, perché di breve durata, e quindi da rinnovare in tempi brevissimi. Il fast -fashion produce tonnellate di rifiuti (molti capi invenduti vengono bruciati), consuma una quantità spropositata di acqua, utilizza coloranti nocivi, molti dei lavoratori sono sottopagati. Il Regno Unito è la nazione con maggior consumo di nuovi indumenti 26,7 Kg a persona), in Italia 14 Kg.

Acquistare un capo nuovo per pochi euro è per molti sinonimo di affare, ma non certo per la salute del nostro pianeta, e di conseguenza della nostra, visto che lo abitiamo.

Per fortuna vi sono altri fenomeni che stanno crescendo, concorrenziali al fast –fashion: il boom dell’usato, delle riparazioni e del fashion renting.

Negli ultimi anni avrete notato nelle vostre città fiorire negozi e sul web e-commerce, gruppi Facebook e app che propongono l’acquisto di abbigliamento usato a partire da pochi euro. Pezzi unici, stile personalizzato e costi contenuti. Solo in USA il mercato della seconda mano nel 2018 valeva 24 miliardi di dollari contro 35 miliardi del fast –fashion . Nel 2028 la situazione è destinata a capovolgersi con un valore di 64 miliardi del primo, contro 44 miliardi del fast – fashion.

Un esempio tutto italiano di compravendita dell’usato è la piattaforma Depop, che somiglia un po’ a Instagram e un po’ a eBay. Gli utenti hanno delle pagine di profilo che funzionano come vetrine digitali, dove postano foto, descrizione e prezzo delle cose che vogliono vendere. Si possono seguire i venditori preferiti, vedere i loro prodotti in un feed e usare gli hashtag per fare le ricerche.

Un’altra alternativa è il noleggio di abiti (fashion renting), un mercato da oltre 1 miliardo di dollari nel 2018, che si aspetta salire a quasi 3 miliardi entro il 2027. Alcune startup italiane offrono questo servizio a prezzi contenuti, soprattutto rispetto alle spese che si affrontano solitamente per le cerimonie.

Oppure per capi di qualità che si sono rovinati, ci sono brand  che riparano o riciclano capi , borse, ecc.

Interessante anche F-abric, il tessuto di Freitag 100% biodegradabile e riciclabile

È considerata una fibra modello, ricavata da fibre vegetali liberiane: rispetto alla coltivazione del cotone si risparmiano 650mila metri cubi di acqua e 300 tonnellate di prodotti fitosanitari, perché ha bisogno solo dell’acqua piovana e non richiede l’uso di pesticidi, secondo quanto riportato da un rapporto della Commissione europea e da una valutazione del ciclo di vita (Lca) di una camicia di lino condotta da Bio intelligence service, ente specializzato nella ricerca in campo ambientale. L’energia utilizzata per la produzione della fibra è dal 4 al 10 per cento di quella che sarebbe necessaria per la produzione di quelle sintetiche, secondo uno studio dalla confederazione europea del lino e della canapa (Celc). Inoltre, le piantagioni assorbono 250mila tonnellate di CO2 ogni anno.

Che dire poi degli abiti in lino-canapa, un tessuto fine, leggero, elegante e confortevole, bello alla vista e al tatto, si percepisce immediatamente che è prodotto con filati di elevata qualità e materie prime di assoluto pregio.

Nella fase di coltivazione, il nostro lino non utilizza acqua né prodotti chimici nocivi e, nel contempo, produce ossigeno e contribuisce alla diminuzione di anidride carbonica, una delle principali cause del riscaldamento globale. Sono pochi, nel mondo, i prodotti che possono fregiarsi di queste caratteristiche nobili.

Offre il miglior compromesso tra freschezza e capacità di mantenere un calore costante.

Offre il più elevato grado di assorbimento dell’acqua e dell’umidità combinato con il più elevato grado di traspirazione e ventilazione (permeabilità all’aria e al vapore).

È ipoallergenico e garantisce un’ottima tolleranza anche alle pelli più sensibili.

Facilita il relax e il sonno grazie alla sua capacità di mantenere il corpo a temperatura costante.

Il lino durante la sua produzione garantisce risparmio energetico portando a una riduzione annua del 15 per cento dell’energia elettrica consumata, del 10 per cento delle acque di processo utilizzate, del 15 per cento del metano necessario per la produzione. Il lino è dunque il miglior testimone che sostenibilità e bellezza insieme sono i valori vincenti per i prodotti di qualità.

 

Turismo sostenibile: diventiamo viaggiatori green

Molte persone oggi scelgono di fare vacanze sostenibili, anche se costa di più.

IN VACANZA PER questi consumatori/viaggiatori È IMPORTANTE conoscere le peculiarità enogastronomiche locali; essere in contatto con la natura; avere servizi di mobilità alternativa; soggiornare in strutture costruite e gestite con criteri sostenibili.

 

Curiosità sul riciclo sostenibile

 

La seconda vita dei pneumatici fuori uso

Nell’economia lineare – quella del Produci/Consuma/Getta via – il destino dei vecchi pneumatici usati è quello di finire nelle discariche, dispersi in ambiente e – nella migliore delle ipotesi – negli inceneritori. Nell’economia circolare,  dove l’obiettivo è non avere più rifiuti ma risorse, gli stessi pneumatici dismessi diventano strade, materiali per edilizia, superfici per impianti sportivi e pavimentazioni per le aree gioco: un esempio concreto di circolarità. In Italia sono più di 1.400.000 tonnellate i Pneumatici Fuori Uso recuperati dal 2011, equivalenti in peso a 10 navi da crociera, in grado se messi in fila di coprire 2 volte la circonferenza terrestre. Una volta recuperati vengono macinati meccanicamente, ottenendone un granulato di gomma e polverini con cui si producono pannelli e prodotti isolanti per l’edilizia grazie alle loro caratteristiche di elasticità, resistenza termica e di fonoassorbenza. Oppure tappetini e materassini in grado di assorbire le vibrazioni nei punti degli edifici più sollecitati.

Non solo: grazie all’alta resistenza alle deformazioni e all’ottimo assorbimento degli urti, i granuli di gomma riciclata si possono usare per realizzare pavimentazioni per impianti sportivi, anche esterne visto che resistono efficacemente a muffe e batteri, alle escursioni termiche e agli agenti atmosferici.

L’ultima opzione è di utilizzare il granulato per realizzare l’asfalto delle strade che risulta più resistente nel tempo e in grado di ridurre l’inquinamento acustico dovuto al passaggio dei veicoli.

Così ti riciclo il pannolino

900.000 tonnellate di pannolini ogni anno finiscono in discarica o inceneriti in Italia. 8,5 milioni in Europa e fino a 30 milioni di tonnellate nel mondo. Rifiuti che invece contengono una gran quantità di materie prime e seconde recuperabili in un’ottica di economia circolare. Grazie a una tecnologia innovativa made in italy, ora disponibile su scala industriale, da 1 tonnellata di pannolini e prodotti assorbenti si ricavano 300 chilogrammi di materiale secco che, una volta trattato, viene trasformato in 150 kg di cellulosa, 75 kg di plastica e 75 kg di polimero super assorbente.

Da scarto a carta….e non solo

Invece di finire in discarica o essere utilizzati nei mangimi degli animali, gli scarti di lavorazione di agrumi, mais, olive, lavanda, ciliegia, caffè, kiwi, mandorle, fagioli possono essere utilizzati per produrre carta. L’idea è di una cartiera storica italiana che vari anni fa ha pensato di utilizzare le alghe in esubero provenienti dalla laguna di Venezia al posto della cellulosa ricavata dagli alberi. Un esempio di economia circolare che vede il rifiuto trasformato in risorsa, valorizzandolo.

Sempre dagli scarti agroalimentari – in particolare da quelli della lavorazione degli agrumi, pari a 700 mila tonnellate annue, due ragazze siciliane sono riuscite a ottenere una fibra speciale con cui realizzare tessuti, profumati e in grado di resistere fino a 40 lavaggi. Una fibra che ha anche effetti benefici sulla pelle: grazie all’utilizzo delle nanotecnologie sono state inserite nelle fibre delle microcapsule con oli essenziali di agrumi e vitamina C a lento rilascio.

Creativo e circolare

Paglia, sfalci, fondi di caffè, bucce di pomodori e di patate anziché finire in pattumiera si trasformano in un materiale biodegradabile e compostabile, leggero e flessibile, da usare nel design, architettura e packaging. Il lavoro lo fanno alcuni tipi di funghi che si cibano di questi scarti agricoli e alimentari,  e con un po’ di tempo, in un ambiente controllato, a temperatura ambiente, restituiscono un biomateriale simile al polistirene espanso. Da usare per gli isolamenti termo-acustici, oppure per realizzare pavimenti o altri tipi di pannelli e strutture, mentre nel design e nei complementi di arredo sostituisce la plastica, la gomma e i pellami. Nel packaging poi può essere usato al posto del polistirolo negli imballaggi, realizzando così un esempio concreto di circolarità.

Da rifiuti a risorse, la distanza si accorcia

Ogni anno nel nostro pianeta si producono più di 1 miliardo e 300 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, dei quali solo un terzo si ricicla. Il resto finisce in discarica o viene bruciato. Un consorzio olandese ha messo a punto una tecnologia innovativa in grado di utilizzare almeno parte di questi rifiuti solidi urbani per produrre biocombustibili liquidi e prodotti chimici biobased. Un impianto del genere è già attivo in Canada: è in grado di convertire rifiuti solidi in metanolo, etanolo e altri intermedi chimici.

Anche i fanghi risultanti dalla depurazione delle acque nere sono oggetto di grande attenzione per ricavarne bioplastiche o – come già accade – biometano da usare come combustibile per le automobili.

Feste e rifiuti: l’esperienza di Ecofesta

Sagre, concerti ed eventi culturali portano ad una grossa produzione di rifiuti in un tempo limitato, poiché richiamano grosse concentrazioni di persone in uno stesso luogo. Ecofesta è una certificazione volontaria per il riciclo dei rifiuti durante gli eventi: propone stoviglie biodegradabili, raccolta differenziata dei rifiuti organici che poi vengono trasformati in compost, monitorata da personale appositamente formato, infopoint verdi e distribuzione di ecogadget. Inoltre, al termine di ogni evento Ecofesta pianta alberi o acquista certificati verdi per ottenere una riduzione delle emissioni di Co2 prodotte (6773,51 kg quella risparmiata nel 2015). In tre anni Ecofesta ha ridotto l’impatto ambientale di oltre 100 eventi in 50 diversi comuni, con una raccolta differenziata in sagre, concerti ed altre manifestazioni culturali che ha toccato una media percentuale del 72% con picchi fino al 97%, riciclando oltre 15 tonnellate di rifiuti

 

AZIENDE E SOSTENIBILITA’

In questo contesto di grande impegno e nuove sfide a cui tutti possiamo e dobbiamo prendere parte, come si stanno impegnando concretamente le piccole e grandi aziende?

Davanti a consumatori più consapevoli, si stanno muovendo piano piano anche piccole e grandi aziende in direzione della sostenibilità. Facciamo una premessa, per un’azienda scegliere la strada della sostenibilità a seconda del tipo di business e dalla grandezza, può non essere semplice e presupporre inizialmente un grande investimento e impatto, che va poi a ripagarsi nel tempo. Il piano europeo sul clima di Ursula Von der Lyen prevede per questo azioni, fondi e incentivi proprio per aiutare le aziende nella direzione della sostenibilità. Tuttavia ciò non significa stare fermi e aspettare, ma ci sono delle direzioni, approcci e contributi, che le aziende stanno già prendendo o possono iniziare a percorrere.

Ma quando UN’AZIENDA È SOSTENIBILE?

Se usa responsabilmente le risorse, se è attenta ai lavoratori, se controlla la filiera, se dà informazioni trasparenti ai clienti, se dà assistenza continuativa ai clienti, se non delocalizza l’attività all’estero, quando comunica in modo autentico e trasparente con la propria clientela,   contribuendo attivamente alla causa del consumo sostenibile.

Nella comunicazione l’Azienda non solo deve presentare il prodotto mettendo in primo piano l’impegno per l’ambiente, ma deve coinvolgere e invitare il consumatore a essere parte attiva del cambiamento e a fare un percorso insieme al brand.   

Per l’azienda la ricerca della sostenibilità è anche un potente strumento di competitività a livello nazionale e internazionale.

Quando l’azienda fa orecchio da mercante….

I consumatori possono cambiare le imprese, e lo possono fare davanti allo scaffale.

Un grande esempio è la battaglia sull’olio di palma, portata avanti dalla nostra associazione, insieme ad altri organismi ambientalisti, con forme di boicottaggio nei confronti di molte aziende che lo utilizzavano nei loro prodotti: vittoria ottenuta, con l’interruzione del suo utilizzo da parte della quasi totalità delle aziende.

 

Tu da che parte stai?

Vi sono consumatori e aziende che ritengono non collegati la propria produzione e i propri consumi allo stato di salute umana e alla grave crisi climatica, e altri consumatori e aziende che hanno già iniziato a consumare e a produrre in modo sostenibile, credendo nel motto “Meglio prevenire che curare”.

 

 

 

POLIDREAM: A SCUOLA MENU’ VEG

L’anno scolastico è partito non solo col programma didattico, ma anche con il servizio di refezione scolastica.

La Polidream Assoutenti, attenta a migliorare la qualità della vita dei piccoli consumatori, è impegnata ad analizzare i menù di diversi istituti scolastici, che ancora vedono la presenza di dosi in eccesso di proteine animali. Diversi i medici di elevata preparazione scientifica, come Umberto Veronesi, che da tempo incentivano al consumo maggiore di dosi di frutta e verdura, legumi, cereali e farine integrali.

Non a caso anche il Piano Nazionale della Prevenzione e le Linee di Indirizzo nazionale per la Ristorazione Scolastica del Ministero della salute sconsigliano l’abuso di proteine e grassi animali, che nell’alimentazione dei bambini predispongono al rischio di obesità, malattie cardiovascolari, artrite reumatoide, ecc.

A Polignano a Mare, a seguito dell’incontro con la Commissione mensa, la Polidream ha avanzato delle proposte integrative al menù della mensa scolastica degli Istituti Comprensivi “C.D. San Giovanni Bosco” e  l’Istituto Comprensivo “Sarnelli – De Donato – Rodari” presentato dall’azienda Ferrara S.r.l., pur apprezzandone l’impianto generale, al fine di migliorarne l’aspetto salutistico, oltre a soddisfare pienamente le esigenze dell’utenza.

Premesso che la scrivente associazione ha il compito di monitorare gli standards di qualità legati al servizio mensa scolastica, erogato dalla Ditta Ferrara s.r.l., così come richiamato nel Capitolato Speciale di Appalto anno 2015/2018 all’Art. 19, nel rispetto della Legge n. 244/2007 – Art. 2 , comma 461, dopo aver esaminato il menù, ha ritenuto opportuno proporre di inserire i seguenti alimenti di origine vegetalealternandoli ai secondi previsti :

burger di verdura, cotolette di soia, affettati a base di cereali e legumi, frittata o hummus di ceci, fettine di seitan, tofu impanato, ricotta vegetale, wurstel di farro.

Tali alimenti sono validi sostituti della carne, altamente proteici, ricchi di vitamine, con Omega 3, Omega 6 e grassi polinsaturi.

La Ditta Ferrara, nella persona di Francesco Ferrara, si è resa disponibile ad inserire nel menù questi nuovi prodotti, infatti ha interessato la Dietista Dott.ssa Antonella Di Mauro ad interagire con un nutrizionista della Polidream per definire insieme alcuni aspetti legati alla preparazione di tali alimenti.

Ma ovviamente si attende l’approvazione anche del Dirigente Medico del S.I.S.P. di Monopoli.

Molti sono ormai i Comuni italiani, fra cui Milano, Genova, Pavia, Bologna, Novara, che hanno  aperto la mensa scolastica con un menù veg. Sarebbe bello ritrovare nell’elenco anche il Comune di Polignano a Mare, insieme a tanti altri Comuni d’Italia.

“IO CONSUMO SANO E SOSTENIBILE” – Programma Generale d’Intervento 2016 della Regione Puglia “Informo Assisto Tutelo Iat”, realizzato con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

“Io Consumo Sano e Sostenibile”:

Polidream propone l’indicazione dei pesticidi in etichetta

Difendiamo la nostra salute, il nostro ambiente e l’economia della nostra Regione acquistando a Km zero: questo è l’appello che la Polidream Assoutenti rivolge ai consumatori.

Oggi sono diversi  i consumatori che si avvicinano alla spesa a Km zero, ma ancora tantissimi sono coloro che fanno la spesa nei grandi supermercati.

La Campagna informativa “Io Consumo Sano e Sostenibile” punta a promuovere sempre di più la spesa a Km zero, poiché i prodotti presenti nella grande distribuzione non sempre garantiscono qualità e sicurezza: ad esempio i prodotti dell’orto-frutta imbustati spesso provengono da Paesi esteri che hanno normative meno restrittive sull’utilizzo dei pesticidi, ma anche i prodotti a Km zero potrebbero nascondere delle sorprese.

Per questo la Polidream lancia una petizione rivolta ai nostri parlamentari europei, con l’obiettivo di giungere ad ottenere una norma che obblighi le aziende agro-alimentari, che si affacciano sui nostri mercati, ad inserire in etichetta il tipo di pesticida utilizzato e la sua quantità.

La Regione Puglia sostiene le iniziative tese al raggiungimento di un consumo sostenibile, per questo chiediamo alla stessa di abbracciare questa battaglia, impegnandosi a legiferare a livello regionale, per ottenere l’ingresso in etichetta della presenza o meno di pesticidi dei prodotti a  Km zero.

Tale proposta è nata durante gli incontri informativi e di studio degli operatori di sportello, aventi come obiettivo sviluppare iniziative capillari sul territorio per educare il consumatore ad un nuovo modo di consumare.

È possibile firmare la petizione presso i nostri Sportelli, direttamente sul nostro sito www.polidream.org ,  e in diverse piazze comunali.

In questa iniziativa ci viene in aiuto un rapporto dei relatori speciali dell’Onu per il diritto al cibo, Hilal Elver, e per le sostanze tossiche, Baskut Tuncak, presentato al Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite: i pesticidi causano 200.000 morti all’anno nel mondo per avvelenamento acuto. Nel rapporto emerge la richiesta di un nuovo trattato internazionale per regolare ed eliminare progressivamente l’uso di pesticidi pericolosi in agricoltura, muovendosi verso pratiche agricole sostenibili.

 Presso gli sportelli “Salvaspesa” della Polidream sono disponibili brochure informative sugli acquisti sostenibili; qui di seguito alcuni consigli:

– acquistare prodotti possibilmente a Km zero;

– scegliere i prodotti in funzione dell’impatto ambientale;

– acquistare prodotti senza olio di palma e con farine poco raffinate;

– educarsi ad un’alimentazione vegetariana/vegana

– acquistare prodotti che sono strettamente necessari, non farsi attrarre dai prezzi scontati;

non sottoscrivere contratti di telefonia, idrici, energia, assicurativi, bancari, ecc., senza averli prima letti con attenzione, eviterai così tariffe esose e Aziende/Società poco amiche dell’ambiente.

Questi e altri consigli, ma anche news, tra curiosità, cronaca e novità anche sui siti www.polidream.orgwww.istitutopuglieseconsumo.it

 Campagna di informazione “Io consumo sano e sostenibile” – Programma Generale di Intervento 2016 della Regione Puglia “informo, Assisto, Tutelo IAT”, realizzato con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico

 

LA TUA SPESA TI PREOCCUPA?

LO SPORTELLO DEL CONSUMATORE “SALVASPESA” TI AIUTA!

 Campagna di informazione “Io consumo sano e sostenibile” – Programma Generale di Intervento 2016 della Regione Puglia “informo, Assisto, Tutelo IAT”, realizzato con l’utilizzo dei fondi del Ministero delle Attività Produttive

Attualmente il mercato mette a disposizione del consumatore una crescente vastità di prodotti, la cui composizione spesso mette a rischio la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Diventa importante ed urgente educarsi ad un consumo sano e sostenibile; la scelta dei prodotti o dei servizi deve avvenire non solo in base al prezzo.

 Prima di acquistare il consumatore deve porsi sempre la domanda: “Ciò che sto per scegliere tutela la mia salute e l’ambiente? Garantisce il rispetto dei diritti di tutti  gli esseri viventi coinvolti?

Con la campagna informativa “Io Consumo Sano e Sostenibile” la Polidream Assoutenti intende sviluppare la cultura della consapevolezza e della responsabilità individuale del consumatore, per giungere a fare acquisti sani e sostenibili.

I consigli per gli acquisti sostenibili:

– acquistare prodotti possibilmente a Km zero;

– scegliere i prodotti in funzione dell’impatto ambientale;

– acquistare prodotti senza olio di palma e con farine poco raffinate;

– educarsi ad un’alimentazione vegetariana/vegana

– acquistare prodotti che sono strettamente necessari, non farsi attrarre dai prezzi scontati;

non sottoscrivere contratti di telefonia, idrici, energia, assicurativi, bancari, ecc., senza averli prima letti con attenzione, eviterai così tariffe esose e Aziende/Società poco amiche dell’ambiente.

Questi e altri consigli, ma anche news, tra curiosità, cronaca e novità sui siti www.polidream.org;  www.istitutopuglieseconsumo.it

 

Polidream lancia la petizione: 50% di energia rinnovabile in bolletta

La Campagna informativa “Io Consumo sano e sostenibile” della Polidream Assoutenti si affaccia anche nel campo energetico.

Attualmente sul mercato tantissime sono le Aziende operanti nel settore energetico, che producono ancora una bassa percentuale di energia da fonti rinnovabili, mettendo così a rischio la salute dell’uomo e dell’ambiente. 

Diventa importante ed urgente educarsi ad un consumo sano e sostenibile anche in questo settore.

“Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni.” (Rapporto Brundtland, 1987)

La scelta dell’Azienda  deve avvenire non solo in base al prezzo.

Il consumatore prima di sottoscrivere un contratto deve porsi sempre la domanda: “l’Azienda che sto per scegliere utilizza fonti rinnovabili? E in che percentuale?  

Grazie al Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 31 luglio 2009, l’utente ritrova   tali indicazioni nella bolletta; ma molti sono ancora gli utenti che non sanno bene interpretare tali dati. Pertanto  la Polidream invita i consumatori a portare presso i propri sportelli le proprie bollette per ricevere una consulenza gratuita.

Nello stesso tempo la Polidream intende migliorare tale Decreto, poiché lo stesso pur obbligando le aziende del settore energetico ad inserire nel contratto e in bolletta il tipo di fonte energetica, non le invita a produrre energia rinnovabile in percentuale maggiore rispetto alle altre fonti inquinanti, ovvero carbone, gas, petrolio e nucleare.

L’energia da fonte rinnovabile prodotta da acqua, sole, vento e terra è una soluzione alternativa e concreta al consumo di energia da fonte fossile: si tratta di fonti inesauribili, proprio perché hanno la caratteristica di rinnovarsi continuamente, non emettendo CO2, e quindi di non produrre effetti negativi sull’ambiente, non provocando modifiche al clima, né tantomeno variazioni alla temperatura globale della Terra.

Per questo la Polidream lancia una petizione rivolta ai nostri parlamentari europei e alle Regioni, che ha come obiettivo introdurre nel Decreto l’obbligatorietà per le Aziende di  avere un minimo di 50% di fonti rinnovabili.

 Tale proposta nasce durante l’incontro informativo e di studio degli operatori di sportello del 29 Aprile scorso, avente come obiettivo sviluppare iniziative capillari sul territorio per educare il consumatore ad un nuovo modo di consumare.

 È possibile firmare la petizione presso gli Sportelli “Salvaspesa”, direttamente sul sito www.polidream.org  e in diverse piazze comunali.

 Programma Regionale “informo, Assisto, Tutelo IAT”, realizzato con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello  Sviluppo Economico

POLIDREAM ASSOUTENTI: SI’ AI RIFIUTI ECOSOSTENIBILI

La Polidream Assoutenti, grazie alla Campagna di informazione “Io Consumo sano e Sostenibile”, realizzata con i fondi del Ministero Sviluppo Economico, nell’ambito del Programma Generale d’Intervento della Regione Puglia “informo, Assisto, Tutelo IAT”, rende i cittadini finalmente protagonisti del mercato.

La campagna “Io Consumo sano e Sostenibile” non solo sensibilizza i cittadini sulla necessità di acquistare prodotti sostenibili, con meno imballaggi, e comunque ad acquistare meno per ridurre lo spreco alimentare, ma li fa partecipare a tavoli di confronto con le aziende del territorio, che hanno espresso la volontà di ascoltare le loro esigenze.

Infatti la Polidream Assoutenti, che si occupa del monitoraggio dei servizi pubblici, attraverso una norma amica dei consumatori-utenti che dà voce a chi i servizi li utilizza e li paga, legge Finanziaria 2008 – N. 244/2007 Art. 2 comma 461, recepita dal Comune di Polignano a Mare nei settori dello smaltimento rifiuti e della mensa scolastica, ha realizzato un primo incontro presso la propria sede interregionale, che ha visto interfacciarsi numerosi cittadini con la Teknoservice, l’Azienda che si occupa dello smaltimento rifiuti.
L’incontro non solo ha evidenziato talune lacune del servizio, che sono state ben accolte dall’Azienda, pronta a soddisfare l’esigenza di ognuno, ma ha informato sulla necessità di consumare in modo sostenibile, mettendo in evidenza il connubio che c’è tra l’acquisto di un prodotto e il danno che si arreca all’ambiente.
Ogni cittadino in Italia, neonati compresi, produce circa 1,5 Kg. di rifiuti al giorno: troppi, provenienti dagli acquisti.

I consigli scaturiti:
scegliere i prodotti in funzione dell’impatto ambientale;
acquistare prodotti con meno imballaggi o con imballaggi riutilizzabili;
prediligere i prodotti locali;
non acquistare prodotti che non sono strettamente necessari, solo perché sono scontati, dato che si rischia di buttarli perché scaduti.

Educarsi ad un consumo sano e sostenibile vuol dire in questo caso cercare di ridurre al massimo i rifiuti che si producono nel quotidiano, e lo si può fare avendo un occhio più attento a ciò che si acquista.

La Polidream Assoutenti attraverso i suoi sportelli su www.polidream.org è pronta ad accogliere ogni tipo di segnalazione da parte dei cittadini sui singoli servizi pubblici locali, per il raggiungimento di servizi erogati ecosostenibili.

 

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